SANTUARIO DI CUSSANIO, TRA FEDE E NATURA

A POCHI MINUTI DA FOSSANO, NEL VERDE DELLA CAMPAGNA CIRCOSTANTE, SORGE IL SANTUARIO DI CUSSANIO.

Il santuario di Cussanio si prepara a vivere il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria, in un anno speciale. E storico sotto diversi punti di vista. A maggio infatti ricorrono i 500 anni dalle apparizioni della Madre della divina Provvidenza al povero sordomuto Bartolomeo Coppa. Da quell’evento miracoloso, le due apparizioni dell’8 e 11 maggio 1521, è iniziata tutta la storia che ha portato all’edificazione del Santuario che è fulcro della religiosità popolare di tutta la diocesi, e non solo. Cussanio ha attraversato periodi di grande splendore alternati a momenti difficili, attraversato guerre, pandemie (la peste nell’anno delle apparizioni e poi un secolo più tardi), ma mai è mancato il profondo legame dei fossanesi con questo luogo. Dopo un anno e mezzo di chiusura per restauri e adeguamento liturgico il santuario ha riaperto le porte. Completamente ripulito e restaurato e impreziosito da nuove opere d’arte.

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Secondo la tradizione locale, nel maggio 1521 la Vergine Maria apparve più volte al povero pastore Bartolomeo Coppa, muto fin dalla nascita. Dopo averlo guarito, la Madonna gli avrebbe raccomandato di esortare i fossanesi a fare penitenza. Bartolomeo ubbidì ma rimase inascoltato. Così, la feroce pestilenza che devastò il territorio di lì a poco, fu interpretata come un castigo inflitto per l’indifferenza al richiamo di Maria. Allora i fossanesi decisero di recarsi in processione sul luogo delle apparizioni e subito la peste cessò. Come ringraziamento, sul luogo venne costruita una cappella, di lì in poi più volte ristrutturata.

In quel luogo, l’anno successivo, i fossanesi fecero erigere una cappella che gli agostiniani trasformarono e ingrandirono a partire dal 1617, anno del loro insediamento, aggiungendo il convento e nuovi edifici progettati da Giovenale Boetto. In epoca napoleonica, il convento fu chiuso e il santuario abbandonato fino alla grande rinascita. Nel 1876, per volere del vescovo Emiliano Manacorda, amico di san Giovanni Bosco, ci si occupò della ricostruzione. Il progetto in stile eclettico si deve all’architetto Giuseppe Magni, vicario generale della diocesi di Novara. Il rosso del mattone e del granito ben contrasta con la copertura in rame della cupola e con le bianche statue in marmo di Carrara, poste a coronamento della facciata: la Vergine con Bartolomeo Coppa, il beato Ancina e il beato Oddino Barotto.

Il Santuario di Cussanio è meta di fede e pellegrinaggi. Il corridoio posto a lato della chiesa e alcuni spazi del convento ospitano i numerosi ex voto, donati al santuario dai fedeli lungo secoli e secoli di devozione.

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